Perché giugno è H? La logica nascosta delle lettere dei mesi
Chi impara a leggere il proprio codice fiscale inciampa sempre nello stesso punto: la lettera del mese. Gennaio è A, febbraio B, marzo C… e fin qui tutto bene. Poi giugno salta a H, luglio è L, settembre addirittura P. Che fine hanno fatto F e G?
La sequenza completa
| Mese | Lettera | Mese | Lettera |
|---|---|---|---|
| Gennaio | A | Luglio | L |
| Febbraio | B | Agosto | M |
| Marzo | C | Settembre | P |
| Aprile | D | Ottobre | R |
| Maggio | E | Novembre | S |
| Giugno | H | Dicembre | T |
Le lettere saltate: F, G, I, J, K, N, O, Q.
Il criterio: evitare gli equivoci
La scelta, fissata dal decreto che definì l’algoritmo (DM 23 dicembre 1976), risponde a un problema concretissimo per l’epoca: i codici venivano trascritti a mano, dettati al telefono e digitati su terminali — e alcune lettere sono una trappola:
- I si confonde con il numero 1 (e con la L minuscola);
- O e Q si confondono con lo 0;
- altre lettere scartate riducono ambiguità di lettura e pronuncia tra loro simili.
Eliminando i caratteri equivocabili, un codice letto male o scritto male diventa più raro — e quando succede comunque, ci pensa il carattere di controllo a segnalarlo. Della stessa filosofia “anti-errore” parliamo anche nella guida agli errori di trascrizione più comuni.
Il dettaglio elegante
Nota una simmetria: la posizione del mese è l’unico blocco puramente alfabetico in mezzo a cifre — così, anche a colpo d’occhio, 80A01 non può che essere “anno-mese-giorno”. Un piccolo esempio di design dell’informazione fatto nel 1976, che funziona ancora oggi su ogni tessera sanitaria.
Curiosità collegata: anche il “+40 sul giorno per le donne” nasce dalla stessa esigenza di compattezza — due dati in un campo solo. Lo trovi spiegato nella guida completa all’algoritmo.
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